Internet è da tempo la principale fonte di informazione ma anche della disinformazione. Sempre più utenti sono a rischio di imbattersi in notizie false e di condividerle.
Le fake news non sono certo un fenomeno nuovo, basti pensare alle notizie relative al COVID-19 e il caso Russia – Ucraina.
La disinformazione tramite social è un fenomeno importante che può influenzare negativamente l’opinione degli utenti e talvolta disorientarli andando a incidere sul modo di osservare la realtà.
Che si tratti delle elezioni presidenziali, dei cambiamenti climatici o dei vaccini Covid-19, la disinformazione continua a diffondersi sui social media sempre di più.
Secondo uno studio del Pew Research Service, più di otto adulti statunitensi su dieci (86%) affermano di ricevere notizie tramite lo smartphone, computer o tablet. Si intuisce quindi quanto sia facile la diffusione della disinformazione.
Come vengono gestite le Fake News dalle piattaforme
Sebbene la disinformazione sia sempre esistita, l’avvento dei social media ha notevolmente aumentato la portata e la diffusione della disinformazione ma come viene affrontato il tema delle fake news?
Dalle parole di Roger Entner in un articolo del Forbes capiamo perfettamente il motivo per cui le Big Tech non hanno mai preso seriamente la questione delle Fake News: “Vediamo così tanta disinformazione perché le piattaforme non hanno alcun reale interesse a scoraggiarla” e aggiunge che “In realtà, le piattaforme ne traggono profitto perché più il contenuto è scandaloso, più le persone interagiscono con esso: questo tipo di ‘coinvolgimento’ è ciò che le piattaforme cercano; le persone reagiscono alle cose. Non importa se è vero o falso fintanto che si impegnano“
Gli addetti ai lavori sanno bene che un contenuto capace di mantenere incollato l’utente sulla piattaforma aumenta le probabilità che questo veda gli annunci pubblicitari. Le Big Tech quindi non sono intenzionate a bloccare determinati contenuti a meno che non si tratti di contenuti che incitano all’odio, violenza o contenuti deplorevoli come viene suggerito nelle linee guida di tutti i social network.
Fake News: il caso Russia contro Ucraina
Il caso Russia – Ucraina sta costringendo le grandi aziende tecnologiche a decidere come gestire i media statali russi vista la quantità di Fake News proveniente sui vari social.
Intanto Google, Meta, TikTok e Twitter hanno limitato l’accesso nelle loro piattaforme ai media statali come Russia Today (Rt) e Sputnik, accusati di disinformazione e propaganda nell’invasione russa dell’Ucraina.
Le notizie provenienti dai canali russi verranno etichettate con un avviso (proprio come nel caso del Covid-19) che rimanda ad una pagina informativa sull’utilizzo delle etichette.

Il capo della site integrity di Twitter Yoel Roth spiega che: «Mentre le persone cercano informazioni credibili su Twitter sull’invasione russa dell’Ucraina, comprendiamo e prendiamo sul serio il nostro ruolo. Il nostro prodotto dovrebbe rendere facile capire chi c’è dietro i contenuti che vedi e quali sono le loro motivazioni e intenzioni»
Ciò nonostante Alexandra Givens, CEO del Center for Democracy and Technology, vuole adottare una linea più dura affermando che un’etichettatura più aggressiva dei media statali e misure per ridurre l’enfasi sui contenuti online potrebbero aiutare a ridurre la diffusione di materiale dannoso senza tagliare una fonte di informazioni chiave.
La psicologia delle Fake news
I consumatori di tutto il mondo leggono, guardano o ascoltano quotidianamente le notizie di ogni tipo e spesso danno per scontato che la notizia sia veritiera e affidabile.
In questo senso una corretta alfabetizzazione mediatica e la psicologia della disinformazione può insegnarci a prevenire i suoi effetti dannosi.
Ci siamo evoluti per usare il minor sforzo mentale possibile e alcune scorciatoie mentali ci rendono più vulnerabili alla disinformazione.
Questo accade perché preferiamo utilizzare metodi più semplici e immediati per risolvere un problema piuttosto che metodi più impegnativi. Infatti, siamo portati a credere che qualcosa sia vero solo se riusciamo a elaborarlo in maniera fluida.
Ecco perché la ripetizione nella comunicazione come anche nel Marketing è così potente sulla percezione delle persone. La semplice ripetizione di una notizia può renderla familiare e quindi più credibile, nonostante sia falsa e smentita da voci autorevoli.
Consiglio di approfondire questo argomento in un articolo dedicato su valigiablu.it
Cosa fare per non scambiare una fake news per vera
Per quanto banale uno dei modi per evitare di credere ad una fake news è quello di valutare la fonte. Quali dati supportano l’affermazione? Chi altro ne sta parlando? La notizia è un fatto oppure una semplice opinione.
La dott.ssa Donna Gregory, docente senior presso la School of Nursing al Regis College, ha affermato di fare affidamento a 3 fattori:
- Verifica chi lo sta pubblicando?
- Quali informazioni sta condividendo?
- Qual è il suo intento?
Le informazioni non verificate, notizie decontestualizzate e utilizzate come fonti giornalistiche, titoli click-bait, sono strumenti che hanno lo scopo di:
- Creare interazioni e far discutere,
- Causare un danno a una persona, a un gruppo o a una causa sociale
- Generare profitto dal traffico online
Il primo passo quindi è sicuramente quello di non sottovalutare le fake news e prendere coscienza della loro esistenza e del potere che possono avere sulle persone.
Il secondo passo è di non essere superficiali e verificare sempre l’autenticità del contenuto come anche la fonte che lo ha pubblicato
In ultimo, non lasciarti coinvolgere emotivamente e non compiere un’azione se prima non hai verificato la veridicità della notizia.
Sono un Consulente di Marketing Digitale, ovvero quel professionista con competenze trasversali che guida un’azienda nell’implementazione di strategie di marketing online al fine di raggiungere un obiettivo.
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